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"Paesaggio teramano" - 2009 - olio su tela -
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DANIELA SAVINI nata a Teramo, vive e lavora a San
Giorgio di Mantova. Dopo il diploma al Liceo Artistico Statale ha
conseguito l’attestato professionale di Decoratore di Ceramica a Teramo.
Si trasferisce a Parma per tutto il periodo universitario ed infine a
Mantova. Nel 2006 ha ottenuto la laurea in Conservazione dei Beni
Culturali e nel 2007 il diploma di Archivistica Paleografia e
Diplomatica. Riprende attivamente a dipingere, passione -insieme al
disegno- che coltiva sin dall’infanzia e maturata al liceo, partecipando
a concorsi collettive e allestendo personali.
Si ricorda la minipersonale nel 2008 tenutasi presso
la Galleria del Candelaio a Firenze (mostra- Premio Italia per le Arti
visive edizione XXII), la segnalazione per la Sezione di Pittura al
Premio Agazzi 2008 –Mapello (BG),
nel 2009, il XXIV Premio Italia per le Arti visive
Certaldo- Palazzo Stiozzi-Ridolfi, 7-15 marzo (catalogo)(premio mostra-
personale dal 2 al 9 agosto presso il palazzo “Il Cremonese” a Maderno
alla “XX Settimana d’Arte di Cecìna”), la selezione alla Mostra
Internazionale itinerante Torino –San Remo – Montecarlo organizzata
dalla Galleria D’Arte “La Telaccia” (TO), la mostra collettiva
“Contaminazioni” dal 2 maggio al 5 settembre presso Euro Hotel di
Cascina (Pisa) organizzata dall’Associazione Arte X, la selezione e
partecipazione al premio espositivo “Natura…lmente è Arte” promosso
dalla Galleria “La saletta di viale Gorizia” di Lignano Sabbiadoro
(Udine), 12-19 giugno (catalogo), la selezione e partecipazione alla
Rassegna “Arte in arti e mestieri 9° edizione 2009” indetta dalla
Fondazione Scuola di arti e Mestieri “F. Bertazzoni” di Suzzara (MN), 6
settembre – 4 ottobre 2009 (catalogo), la Minipersonale presso la
Galleria d’Arte Moderna “Alba” –Ferrara dal 3 al 9 ottobre, la Personale
presso il Circolo Ufficiali di Verona (Corso Castelvecchio) dal 20
novembre al 4 dicembre, la selezione e partecipazione alla mostra Premio
Artistico Nazionale “GIOIA DI UN BIMBO”, Patrocinato dal Comune di
Trieste, Sala Comunale d’Arte “Arturo Fittke” Trieste: 10 - 21 dicembre
2009 (catalogo);
nel 2010 la collettiva 18-27 gennaio presso la
Galleria "La Telaccia" Torino.
"Nella figura di artista considero le mie opere ed
elaborati progettuali come espressione del mio pensiero ed
essere-esistente, pertanto le tele possono essere considerate dei
frammenti, parti di un racconto, documenti di un complesso organico in
continua formazione che identificano il soggetto produttore-l'artista."
"Non c'è un soggetto unico e privilegiato come
d'altronde non può esserci unilateralità nella vita di un uomo,
l'attività artistica necessariamente riflette la vita, il pensiero, i
desideri dell'artista; pertanto la sua singolarità, peculiarità si
possono riscontrare nel modo di fare -la tecnica, e nella ricostruzione
del racconto o pellicola 'cinematografica' che continua a girare da sola
all'ombra di un regista "inconsapevole" consapevole del fatto che ne
potrà girare una sola nel tempo che ha a disposizione".
Daniela Savini
di Roberta Fiorini
(Critico d'arte, Eco d'Arte
Moderna- Firenze)
Daniela Savini la possiamo incontrare, per
conoscerla, attraverso percorsi diversi quanto meno dal punto di vista
più evidente della tematica certamente non unica: così la natura, i
luoghi della memoria (la sua terra abruzzese) o i ritratti, dunque
l'uomo, la figura. Ma c'è unicità nel suo procedere con una ricerca che
è al tempo stesso estetica ed interiore, due indagini che l'artista
persegue come fossero argomentazioni inscindibili. Del resto ce lo dice
la sua stessa formazione che si è rivolta all'arte sia dal punto di
vista della preparazione tecnica (con il Liceo Artistico) sia della
preparazione storico-filosofica (con la Laurea in Conservazione dei Beni
Culturali e poi il Diploma in Archivistica Paleografia e Diplomatica):
una scelta di approfondimento dunque che vuole essere poliedrica ma
anche costruire un solido ponte tra passato e presente, tra archetipo e
attualità, per rispondere all'esigenza di riconoscere le proprie radici
e insieme focalizzare un'origine idealmente universale.
Questo suo bagaglio culturale fortunatamente non
diviene mai iconografico; la Savini infatti rifugge citazionismi quanto
simbolismi nel suo linguaggio visivo e anzi ci porge un realismo di
immagine il cui carattere fluidamente muta con la crescita e il
nutrimento costante della propria espressività. Ecco allora che i suoi
referenti culturali che l'artista stessa dichiara - fra tutti Cesare
Pavese e la sua lettura del mito - non si palesano in termini di
trasposizione figurativa bensì costituiscono l'humus del terreno sul
quale la Savini evolve e sviluppa i propri temi. Temi che possono anche
essere universali ma che rivivono rapportati alla sua personale
esperienza di vita: come la ricchezza espressiva della natura, come la
languidezza del ricordo di tempi passati che ritroviamo nei luoghi e
spazi fatti di silenzi, nella sensibilità che l'artista mostra nel
cogliere la magia di un gioco di luce ed ombra; e poi in altri umori, in
umori nuovi, quella natura diventa teatro di un racconto intimistico e
di un percorso alla ricerca di se stesso (così leggiamo la figurina
rossa nei suoi paesaggi dai riverberi brillanti, l'io, in viaggio dentro
il proprio immaginario. In altri spartiti la materia pittorica trova
nuova consistenza e lo spessore con cui esegue i bianchi ci fa percepire
al tempo stesso l'immagine della neve e pure un desiderio di maggior
astrazione ed essenzialità narrativa: la stessa essenzialità che connota
le sue figure, con pochi elementi di scena e di colore ma sempre così
pregnanti nel loro sguardo- ora vuoto ora silenzioso come quei luoghi
montani - e si rivolgono ad un dialogo muto quasi cercando di imporsi a
motivo di riflessione e non per raccontare di se ma dei tanti quesiti
filosofici e psicologici che vivere comporta.
In questo cammino di esperienza artistica
dobbiamo considerare che Savini è un autore giovane e dunque non
possiamo pretendere da lei risposte a tali quesiti ma mi preme
sottolineare quanto invece sia apprezzabile che lei attraverso l'arte ci
ponga domande: fare arte non solo per offrire godimento estetico ma per
partecipare agli altri l'emozione di una continua ricerca di equilibrio
e di armonia perché noi vediamo che nei suoi testi visivi c'è una sorta
di amarezza ma insieme c'è anche un respiro di speranza, un'energia che
è volontà di istituire una nuova correlazione, volontà di rendere meno
silenzioso il dialogo."
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