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"Omaggio a Catanzaro - Cavatore" - olio su
tela - 60x90
Mi sembra
talvolta che certi umori, certi sapori, certi profumi si siano insinuati
in me per sempre e sempre più spesso riaffiorano man mano che passano
gli anni. Mi riportano indietro nel tempo, quasi fossi vissuto in un
altra vita. E così mi viene in mente, ora ripensando, a quando ragazzino
attraversavo il viottolo sabbioso e vellutato tra la brughiera odorosa
che era prima di arrivare alla spiaggia. Già. Quella stessa marina che
ora è piena di catrame, di rifiuti, e di fogna, che chiama aiuto,
implorante.Ma non c’è più quel pescatore che nella pausa delle sue
fatiche incartava il suo tabacco? Non c’è più la vecchia che raccoglieva
la legna sulla spiaggia? La casa che abitavo con i miei genitori, da
piccolo, era tinta di rosa e si ergeva in mezzo ad un grande uliveto.
Ora mi accorgo che quel rosa, quel verde, quell’azzurro, dominanti nei
miei quadri, sono diventati il simbolo di quel che si è perduto o che
abbiamo voluto abolire e rinnegare a tutti i costi. La civiltà del
cemento e del consumismo sta seppellendo tutto. Tutto falso, surrogato,
filtrato, artefatto per dare una felicità apparente e pagata. Ma
veramente non c’è più nulla da fare perché l’uomo non dimentichi il suo
passato e le sue origini? Così ho preferito vivere al sud, dove la luce
è più forte ed ilcolore più caldo. Dove l’attimo sospeso, impalpabile si
può ancora sottrarre allo sfacelo del tempo, alla mano dell’uomo e alla
morte, che anche quando non è rappresentata è sempre presente nei grandi
bianchi, nella luce violenta che scompone e annulla il colore. Ma tra la
vita e la morte, c’è forse quell’inafferrabile attimo magico che può
essere trasformato in sempre. Lontano dalla meccanicità del nostro
tempo, dall’arrogante, seppur necessario, trionfo scientifico. Lontano
da questa civiltà che corre impazzita chissà dove, chissà fino a
quando...
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